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.: Simone D’Alessandri |
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.: Full Contact :.
Le maggior parte delle arti marziali praticate negli anni settanta ebbero poco successo per le tecniche di giudizio degli incontri, che prevedevano il controllo dei colpi, e spesso l'interruzione dell'azione dopo i colpi. Nacquè così la necessità di rendere più spettacolare e interessante gli incontri e le manifestazioni di arti marziali. Il primo passo fu l'invenzione di un nuovo stile di combattimento: il "Point Karate negli U.S.A. e "Semi-Contact" in europa i quali, grazie a particolari protezioni inventate dal Maestro coreano Jhoon Rhee, permettevano si di mettere a segno i colpi, ma era necessario fermare l'azione dopo ogni colpo. Questa nuova disciplina non era ancora in grado di soddisfare gli spettatori, che volevano uno sport in cui vi fosse il contatto pieno, come nella Boxe per esempio. Il campione di Karate tradizionale e Point Karate Joe Lewis, inventò così il "Full-Contact Karate" o "Professional Karate" una disciplina nella quale era consentito il pieno contatto dalla cintura in su. Tale sport ebbe un forte successo sia negli Stati Uniti sia in Europa, ma ebbe altrettante difficoltà nel diffondersi. Le associazioni sportive di Karate tradizionale, non erano affatto d'accordo ad associare la parola "Karate" a "Full-Contact"; infatti ancora oggi tale sport viene chiamato semplicemente Full-Contact. In Francia come in altri paesi europei questo sport fu vietato, poichè ritenuto troppo violento. Dal Full-contact nacquero poi due altre discipline: il Semi-Contact e il Light-Contact. Il primo molto simile al Point Karate permette di mettere a pieno segno i colpi ma, dopo deve essere interrotta l'azione. Il secondo incvece non permette di mettere a pieno segno i colpi, quindi neanche il k.O. ma, come nel Full-Contact l'azione non viene interrotta.
Istruttori: Marco Valentini, Simone D’Alessandri
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.: Marco Valentini |
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